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martedì, 20.02.2018

Principi per i genitori, da seguire per far crescere al meglio i nostri bambini

 

Questo "Decalogo" nasce da un documento della Federazione Nuoto visto in una Piscina di Grosseto e ripreso e riadattato alla nostra filosofia e alle nostre esigenze. Vorremmo che ogni genitore lo leggesse con molta attenzione e ne seguisse scrupolosamente i principi, se ha a cuore la crescita psicofisica del proprio figlio non solo come sportivo, ma anche come uomo.

 

“Il bambino viene alla pista per vivere un esperienza giocosa con i suoi coetanei e per imparare una disciplina sportiva, non per soddisfare l’orgoglio dei suoi genitori. Quindi non imponiamo le nostre  ambizioni ai nostri figli. Ricordiamoci che il pattinaggio è la sua attività, non la nostra. Miglioramenti e progressi dipendono dalle caratteristiche individuali. Non giudichiamo i progressi di nostro figlio in base al confronto con altri bambini e non critichiamolo in base alle nostre impressioni, che possono essere sbagliate, o possono non tenere conto di fattori diversi, come l’età, la crescita muscolare o la crescita psicofisica.
Se le nostre aspettative sono troppo elevate le difficoltà di apprendimento cresceranno, la paura di non essere all’altezza e quindi di perdere l’affetto dei propri cari, infatti, genera ansia e stress, e spesso è la causa prima dell’insuccesso
Se il bambino viene criticato o disapprovato troppo spesso, se sperimenta abitualmente l’insuccesso nell’apprendimento (come quando su insistenza dei genitori viene inserito in un gruppo più avanzato rispetto al proprio livello) è facile che nascano in lui sentimenti di inferiorità, senso di inadeguatezza, desiderio di abbandonare l’attività.
Solo chi ha fiducia nelle proprie capacità è disposto ad impegnarsi fino in fondo, l’autostima nasce dall’approvazione, dall’incoraggiamento, dal superare gli ostacoli che separano dallo scopo.
Pertanto per favorire la fiducia in sé è necessario:
Stimolare il bambino ad essere autonomo
Incoraggiarlo riponendo in lui buone aspettative nei confronti delle proprie capacità (ma non eccessive)
Approvarlo in caso di buona riuscita
Aiutarlo dopo un insuccesso (rincuorandolo ed evitando di sfogare su di lui la propria delusione)
Motivarlo al miglioramento delle proprie prestazioni
Fargli capire che essere differenti agli altri (ad esempio meno bravo) è una cosa accettabile e potrebbe essere transitoria (chi è più bravo oggi potrebbe essere meno bravo domani, al completamento della crescita, ad esempio)
Riconoscergli il diritto di non riuscire mantenendo in lui la certezza di essere, sempre e comunque, rispettato, accettato, ma soprattutto amato.
Sostenere comunque nostro figlio. L’unica domanda che dobbiamo porgli dopo una gara o un allenamento è “ti sei divertito?”
Se gare e allenamenti non rappresentano un divertimento, nostro figlio non deve essere costretto a prendervi parte.
Consigli per favorire l’apprendimento:
Non sostituiamoci all’istruttore mai, e tantomeno nel giudizio sui risultati; solo lui è in grado di valutare correttamente il processo di apprendimento.  Non alleniamo nostro figlio. Non miniamo la credibilità dell’allenatore interferendo negli allenamenti. Il nostro compito è dare amore e sostegno. L’allenatore è responsabile del versante tecnico della preparazione. Non diamo suggerimenti sulla tecnica o la strategia di gara.  Nel corso di una manifestazione esprimiamo solo commenti positivi. Dobbiamo essere di incoraggiamento e non dobbiamo mai criticare nostro figlio o il suo allenatore. Sanno riconoscere gli sbagli da soli.
Non rimproveriamo nostro figlio se non ha eseguito bene gli esercizi, i bambini in genere ce la mettono tutta, e quindi quando non riescono hanno bisogno di sostegno, non di rimproveri.
Cerchiamo di sviluppare, anche nei più piccoli l’autonomia rendendoli consapevoli di quello che fanno e rispettando le loro scelte senza costrizioni.
Conosciamo le paure di nostro figlio. Le nuove esperienze possono essere stressanti. E’ assolutamente normale che nostro figlio sia impaurito. Non minimizziamo, confortiamolo nella convinzione che se il suo allenatore gli fa fare un determinato esercizio è perché ha dimostrato di essere pronto. Ricordiamo che il nostro compito è solo di sostenerlo durante tutta la sua esperienza sportiva.
Sottolineiamo positivamente ogni miglioramento, anche se non è pari alle nostre aspettative, la sicurezza in sé, base del successo, nasce dall’approvazione e dall’incoraggiamento.
Non creiamo aspettative troppo elevate, il mancato raggiungimento di obiettivi che noi abbiamo scelto per loro crea delusione e non li concilia con lo sport.
Diamo a nostro figlio altri obiettivi oltre alla vittoria. Dare il massimo di sé stessi indipendentemente dai risultati è molto più importante che vincere. Un campione olimpico diceva: “Il mio obiettivo era stabilire un primato del mondo. Beh, l’ho fatto, ma nella stessa gara un altro atleta ha fatto ancora meglio. Questo mi rende un fallito? Per niente: vado fiero di quella gara”.
In definitiva:
impariamo ad accettare anche i limiti dei nostri bambini. Essi non sono nati per soddisfare il nostro orgoglio, o per compensare le nostre frustrazioni, potranno crescere e diventare forti solo con il nostro aiuto e la nostra comprensione. Non aspettiamoci o desideriamo morbosamente che i nostri figli diventino dei campioni, solo uno o due ogni dieci anni circa per ogni disciplina sportiva lo diventano. Sono circa tre milioni i bambini che praticano sport in Italia, a voi il calcolo statistico della possibilità che nostro figlio diventi un campione.”