Percorso: STORIA
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mercoledì, 24.04.2019

I Dirigenti che hanno fatto la storia

Massimo ed Enrico Mariotti,tra tutti i vari record e successi hanno anche quello di aver portato in Italia quella che attualmente è l'unica Coppa dei Campioni mai vinta da una squadra del nostro paese

Indice 

Parlando di grandi Dirigenti che negli anni si sono succeduti presenteremo, in questa sezione, alcuni ricordi personali su di loro degli attuali Dirigenti dell'ASD Circolo Pattinatori Grosseto 1951, per dare modo a chi legge di ricordare queste persone, purtroppo tutte decedute, attraverso la memoria di chi le ha conosciute.

Prima però di questo ci sembra doveroso un omaggio ad una famiglia (loro sono fortunatamente tutti vivi!) che tanto ha dato a questa società, come dirigenti e come giocatori, fra i più grandi della storia di questo sport.

I Mariotti, una leggenda del CP Grosseto

Tutta la storia del Circolo Pattinatori Grosseto, passata e recente, è legata indissolubilmente alla storia della famiglia Mariotti.
Ancora oggi se si parla di hockey su pista a qualche grossetano possono succedere due cose: se l'interlocutore è giovane non sa di cosa si stia parlando, se ha più di quarant’anni  dice immancabilmente: “Ah, sì, mi ricordo... una volta c'erano i Mariotti , che erano forti, in questo sport !”
Marco, il capostipite, iniziò a pattinare negli anni cinquanta nella società grossetana e tramandò la sua passione prima alla moglie Gina, che fu a lungo lei stessa dirigente del sodalizio biancorosso, ma soprattutto ai due figli Enrico e Massimo, che divennero due  tra i più importanti atleti di tutti i tempi a livello mondiale.
Per lunghi anni fu Marco Mariotti a portare avanti la società, coadiuvato da pochi dirigenti e amici, società nella quale ha ricoperto tutti i ruoli possibili,  da atleta a Presidente.
Fin dagli anni settanta tutta la famiglia, compreso il cane Diana, era sempre in giro per l'Italia, ovunque ci fosse una partita di hockey da giocare o anche solo da vedere, e trasmisero questa loro passione a tutti coloro che gli stavano vicini, amici e parenti; basti pensare che grandi atleti come Stefano Saccocci, Riccardo Bruzzi, Roberto e Franco Polverini sono tutti nipoti di Marco e Gina!

Mario Parri, fondatore, anima e grande Presidente per un ventennio del Circolo

 

Ricordi personali dei grandi dirigenti

Mario Parri : di Roberto Guerrini
Quando ripenso alla mia giovinezza, alle mie gioie, alle mie vittorie, alle mie sconfitte non posso fare a meno di associarle a Mario Parri, che avevamo scherzosamente soprannominato “il Capino”, sia perché era effettivamente il Capo, ma anche per quella sua testa già completamente pelata con cui un giorno del 1951, all’età di 26 anni, fu inviato a Grosseto dalla Direzione dell’ENAL di Siena.
A Grosseto Mario lavorò, incontrò e sposò Odette, ebbe il suo unico figlio Ezio, si realizzò nel suo lavoro fino a diventare il Direttore dell’Ufficio, fu il fondatore del Circolo Pattinatori e partecipò a centinaia di attività dopolavoristiche, che lo fecero conoscere, apprezzare e amare da tutti.
Io lo conobbi quando cominciavo a muovere i primi passi fuori dalla famiglia, nella vita, non solo sportiva, e il nostro è stato un sodalizio ininterrotto che è durato 25 anni, fino a quando cioè, tolti i pattini e abbandonata la stecca dell’hockey, la vita e le circostanze mi hanno condotto lontano, in altri mondi, in altre faccende affaccendato. Ho perduto il contatto con Mario, con i suoi scherzi, con il suo umore allegro, con la sua sensibilità umana e sportiva e, quando è venuto a mancare, improvvisamente, sulle scale di casa, fra le braccia del figlio Ezio,  ero lontano.  Ho saputo della sua scomparsa dopo qualche tempo ed è stato come se una parte della mia giovinezza scomparisse con lui.

Molto di quello che il Circolo Pattinatori è riuscito a fare lo deve a Mario Parri, alla sua passione per l’hockey, alle sue capacità organizzative e di aggregazione, al suo cuore immenso, al suo carattere positivo e allegro.
Grazie Mario, a nome di tutti quelli che ti hanno conosciuto, per quello che hai saputo e voluto darci, per la tua passione di sportivo, per la tua carica di simpatia e di umanità, per la tua amicizia.

Il Professor Gianni Marini fu il Presidente degli anni d'oro della Società

 

Prof. Gianni Marini:  di Alberto Colombini

Amico personale, dirigente che aveva ben in mente dove portare il C. P Grosseto, rispettoso dei dirigenti e degli atleti che aveva incontrato nel 1970,  Il professor Marini, intelligentemente, comprese la necessità di uscire "dal guscio" del piccolo sport amatoriale, per approdare a una dimensione di quasi professionismo. Fece in modo da affiancare ai talenti locali il meglio possibile in campo nazionale (Palmieri, Marchesini, Gabellieri, Pardini, Anedda) e internazionale (Salcedo, Habraken, Martinazzo).  Noi eravamo orgogliosi di quello che Il Professor Marini, stava costruendo, in quanto co-protagonisti di un progetto che ci portava tutti alla ribalta dello sport cittadino e nel salotto buono dell' hockey, riveriti e stimati.
Altri tempi, altre sensazioni... Sembrava che a Marini tutto risultasse facile, ma oggi mi rendo conto di quante energie deve aver speso per portarci al terzo posto in serie A e, soprattutto, per ottenere un impianto al coperto, tenuto conto della realtà cittadina; (inadeguato, quell’ impianto, ma pur sempre coperto!)
Nel 2008, prima che ci lasciasse, il Professor Marini fu eletto Presidente onorario del ASD Circolo Pattinatori Grosseto 1951, e così vogliamo ricordarlo.

Il Dottor Alessandro Maccherini, Presidente tifoso e appassionato

dott. Alessandro Maccherini : di Pierluigi Bonucci

Alessandro Maccherini, medico chirurgo, cooptato nel CP dal professor Marini, era viscerale, rendeva la sua bella casa sempre disponibile per le riunioni dei dirigenti e le feste del dopo partita. Ha vissuto il momento migliore della società con la squadra nella massima serie e ne ha accompagnato poi, con la stessa passione, la parabola discendente.
Durante la sua presidenza arrivò a Grosseto un giovane argentino di nome Carlos Moreta, un campione dal palleggio fulminante e arrivò anche la sponsorizzazione Duk jeans.
Era sempre vicino alla squadra: nelle lunghe trasferte in pullman, per lui particolarmente faticose, a bordo pista negli allenamenti,  in molti pomeriggi domenicali a casa sua.
E' così che ricordiamo Sandro: un presidente tifoso, sempre disponibile per tutti.

Paolo Arreti

Paolo Arreti : di Raffaele Biancucci

Paolo Arreti è stato il primo vero dirgente “moderno” del Circolo Pattinatori Grosseto. La sua esperienza di funzionario di Banca lo aveva  abituato a parlare con la gente e a occuparsi delle problematiche più disparate, e lui seppe trasferire queste  capacità nell'ambito sportivo.  
Avvicinatosi all'hockey e al Circolo con il figlio Alessandro, che aveva iniziato a giocare come tanti in via Manetti,  ne divenne un  elemento insostituibile, negli anni di Badii, Maccherini, Sammaritano.
Fu un vero e proprio Direttore Sportivo, che sapeva alternare, con noi giocatori, la professionalità dei rapporti allo scherzo e alla battuta.
Io l'ho avuto come DS anche a Castiglione, dove si trasferì quando a Grosseto non si poteva più programmare come gli sarebbe piaciuto. Qualcuno non gli perdonò questo suo “tradimento”, ma lui era un uomo che cercava sempre il meglio, perché preciso, ambizioso, pratico.
Paolo era anche un uomo che amava godersi la vita.  Ricordo che mangiava degli enormi bomboloni al cioccolato,  che per lui, diabetico, erano praticamente veleno... Se gli dicevi: “Paolo, ma ti fa male...” lui scrollava le spalle e diceva: “Si vive una volta sola...”
 E, purtroppo, pagando forse anche questa sfida, ha vissuto poco, ma di sicuro lo ha fatto  come ha sempre desiderato...

Paolo Polverini con un giovanissimo Franco

 

Paolo Polverini : di Raffaele Biancucci

Di tutti i dirigenti sportivi che ho incontrato nella carriera di giocatore, Paolo Polverini è sicuramente quello che mi è rimasto più caro.
Paolo era una persona complessa, ma vera, di quelle che se non c'è bisogno non le senti, ma se hai bisogno ci sono, magari per darti un consiglio sotto forma di presa in giro, con l'eterna sigaretta, penzolante da un lato della bocca.
Cognato di Marco Mariotti (aveva sposato la sorella),  entrò con i suoi due figli, Franco e Roberto,  nel mondo dell'hockey “per osmosi”, visto che nella loro famiglia era sicuramente l'argomento principale di conversazione.
Paolo era sempre disponibile, con tutti, la frase che  gli ho sentito dire più spesso, è stata: “Non c'è problema”. Quando la Società comprò un pulmino per le trasferte  aveva solo nove posti e la squadra tra staff e giocatori ne contava almeno tredici. “Non c'è problema”, disse Paolo, e  si fece per almeno tre o quattro anni tutte le trasferte, da Matera a Trieste con la sua Alfasud scura, con le strisce gialle e rosse (non gliel'ho mai detto, perché lui ci teneva, ma era davvero brutta!), portando i quattro che non entravano nel pulmino. Fu lì che iniziò il nostro rapporto “speciale”. Siccome era noto che io la notte non dormivo mai e invece lui, come disse fin dall'inizio, garantiva solo l'andata, mi affidò la guida dell'Alfasud nei lunghi viaggi di ritorno notturni dai luoghi più disparati d'Italia, compito che mi garantiva anche all'andata il posto in macchina accanto a lui. Quanto ci siamo divertiti, a ridere e scherzare in quei lunghi viaggi! Naturalmente nei viaggi di andata, perché al ritorno, usciti dal ristorante, lui dormiva! Mi sembra ancora di vederlo, si metteva nel sedile a fianco a me, tirava su la cerniera del giubbotto e ci si stringeva dentro, appoggiava la testa di fianco e dopo dieci chilometri dormiva.
Era orgoglioso dei suoi bambini, già bravissimi giocatori entrambi, e sono felice che prima di morire, abbia avuto l’immensa soddisfazione di vedere Franco diventare addirittura Campione del Mondo!
Quando  si è spento, io vivevo lontano, l'ho saputo solo dopo molto tempo, e ho provato grande dispiacere, perché Paolo era una persona per bene, che amava lo sport, e la sua famiglia.
Non dimenticherò mai (ho ancora la cassetta registrata), l'urlo che fece da telecronista di Telemaremma, quando segnai al Vercelli Campione d'Italia con la maglia del Castiglione. Non avrebbe  reagito così se quel gol lo avesse segnato un altro giocatore...  io ero uno dei suoi ragazzi del CP Grosseto...